IO HO IN MENTE TE esce nei negozi e su iTunes

febbraio 24th, 2010

Iohoinmentete_copDal 2 marzo IO HO IN MENTE TE è disponibile nei migliori negozi di dischi e su iTunes in digitale.

E’ comunque ancora disponibile all’esclusivo prezzo di 9,90€ in tutti gli Ipermercati Auchan d’Italia (salvo esaurimento scorte).

Domenica 21 febbraio su Antenna 3 Lombardia

febbraio 24th, 2010

EugenioBanAlti e Bassi ospiti della trasmissione “Festa in piazza” condotta da Eugenio Ban su Antenna 3 Lombardia. Ogni volta ci fa davvero tanto piacere partecipare a questa trasmissione. Siamo coccolati, rispettati, presentati come si deve e il pubblico ci riserva sempre un calore davvero speciale.

Speciale al Notturno Italiano

febbraio 21st, 2010

Per la seconda volta nel giro di due mesi il Notturno Italiano di Radio RAI International dedica uno speciale agli ALTI e BASSI. Un’ora di intervista interamente dedicata all’ascolto di IO HO IN MENTE TE. Giuseppe Vota, il conduttore, ha trasmesso l’intero album, salvo due tracce, nel corso dell’intervista ad andrea Thomas Gambetti nella notte tra il 20 e il 21 febbraio 2010.

La recensione di Raro

febbraio 11th, 2010

201002_Raro_Alti & BassiUna nuova recensione dedicata a IO HO IN MENTE TE. E’ quella a cura di Andrea Direnzo sul mensile RARO.
Leggi la recensione.

Venerdì 12 febbraio alle SCIMMIE

febbraio 8th, 2010

sottolaluna2010_altiebassiTOUR IO HO IN MENTE TE
ALTI e BASSI ospiti per la prima volta de le SCIMMIE, in occasione della stagione JAZZ SOTTO LA LUNA.

Via Ascanio Sforza 49.
Inizio Concerto ore 22:30
Info: info@sottolaluna.com
Prenotazione tavoli: 02894028

Non mancate!

Leggi l’articolo di Megamondo

Il seminario a Piossasco

febbraio 8th, 2010

CORREVOCE _ supporto grafico per siti

Il 30 e 31 gennaio siamo stati ospiti delle Vocal Boutique per l’evento chiamato “CORREVOCE 2010″, un concerto più seminario affidato, ogni anno, ad un gruppo vocale diverso. Sono stati due giorni stupendi, durante i quali abbiamo condiviso, con i partecipanti, un modo di lavorare, un metodo di studio e tanta, tanta passione per la musica a cappella.

Un seminario nel corso del quale le partiture sono state un mezzo, non il fine. L’obiettivo dichiarato non era quello di aggiungere semplicemente “repertorio”, bensì di apprendere un metodo di studio, individuare quegli strumenti e quegli accorgimenti utili per lavorare sull’impostazione vocale, sulla fusione e gli equilibri tra le voci, sul senso armonico, sull’intonazione, sulle dinamiche e così via. Poche parole e tanti fatti.

Grazie a tutti voi che avete partecipato al seminario e al concerto: se siete rimasti soddisfatti e vi siete divertiti, scrivete qui sotto il vostro commento!

La recensione di Famiglia Cristiana

febbraio 5th, 2010

20100124_Famiglia Cristiana_Alti & Bassi+Già per “medley” gli amici di Famiglia Cristiana avevano pubblicato la loro recensione. Ecco quella dedicata a “Io ho in mente te”, uscita sul numero di gennaio 2010.

Leggi l’articolo di Famiglia Cristiana.

L’intervista di Scarabocchiando

febbraio 5th, 2010

Iohoinmentete_copGuarda il PDF
INTERVISTA A CAPPELLA AGLI ALTI & BASSI – Scarabbocchiando gocce d’inchiostro
Io ho in mente te è un omaggio alle grandi voci e ai grandi autori degli anni 60/70: Mina, Domenico Modugno, Lucio Battisti, Caterina Caselli, i Cetra, Bruno Martino, Gino Paoli, L’Equipe 84. Intervista agli Alti&bassi, per scoprire qualcosa in più, sull’originale album.

D: Venerdì 27 novembre è uscito l’album Io ho in mente te che rappresenta un salto negli anni 60/70 e un omaggio alle grandi voci e ai grandi autori di quegli anni. Dopo quattro dischi ispirati alla musica americana, avete deciso di dedicare questo album interamente alla musica italiana. Come mai questo cambio di direzione? Perché adesso? C’è un motivo preciso?

R: Per ogni gruppo vocale, sul finire degli anni 90, i generi musicali del Gospel e dello Spiritual hanno rappresentato il naturale passaggio dalla tradizione polifonica del passato ai giorni nostri. Anche noi abbiamo iniziato da lì e poiché la nostra ricerca, in seguito, si è sviluppata verso un filone che potremmo definire “l’altro ‘900″, cioè quello del Jazz e dello Swing, è normale che la musica americana abbia rappresentato, per diversi anni, un riferimento molto preciso, se non obbligato. In fondo il nostro cammino è più o meno il medesimo vissuto da molti compositori: ad esempio negli anni ’30 Gershwin fuse la musica colta occidentale con nuove armonie e con i ritmi afro-americani, consentendo al Jazz l’ingresso nelle più prestigiose sale da concerto; nell’immediato dopoguerra musicisti come D’Anzi o Carosone, affascinati dalla nuova musica, iniziarono a contaminare la propria con lo swing. Nel nostro piccolo, in questi anni, ci è capitato che numerose associazioni concertistiche decidessero di invitare gli Alti & Bassi proprio perché ciò che un tempo appariva “leggero”, oggi è talmente “classico” da venir rappresentato nelle principali stagioni concertistiche al fianco di autori come Mozart o Beethoven. Dopo 15 anni di attività abbiamo scelto, finalmente, di tornare alla nostra lingua d’origine e di affrontare un repertorio interamente italiano. Sotto certi aspetti ci è venuta una gran nostalgia. Quella di un passato in cui in Italia si esibivano artisti di altissimo valore e si ascoltava musica di qualità. Erano gli anni 60, che ci hanno regalato canzoni, testi, orchestrazioni ed interpreti di prim’ordine. Il perché ciò avvenga adesso non ha una ragione precisa: è una tappa naturale della nostra maturazione. Tuttavia questo cambio di direzione è solo in apparenza: le canzoni sono italiane, ma tutte “contaminate” con svariati generi musicali che vanno dal latino-americano al rap, dal tango allo swing, dal valzer al Jazz.

D: L’album sarà in distribuzione esclusiva nel periodo natalizio a soli 9,90 presso gli Ipermercati Auchan e l’intero ricavato delle vendite sarà devoluto a Telethon a favore della ricerca genetica. È la prima volta che un vostro prodotto musicale è unito a una campagna di sensibilizzazione? Come vi sentite a essere, in un certo senso, sostenitori e promotori, di tale ricerca?

R: Si è la prima volta. Bisogna ringraziare soprattutto Auchan, che ha creduto in noi e che ci ha offerto questa opportunità. Auchan per certi versi svolge il ruolo, un tempo demandato alle Major e ai distributori: ciò consente non solo di dimezzare il prezzo del cd, ma anche di compiere un’operazione totalmente etica, dato che l’intero ricavato delle vendite verràdevoluto per la raccolta di fondi per le malattie genetiche. Essere stati scelti tra i protagonisti di questa avventura ci rende particolarmente orgogliosi.

D: A quale canzone, presente nella tracklist dell’album, vi sentite particolarmente legati? E perché?

R: Probabilmente a “Però mi vuole bene”, non per la canzone in sé, quanto piuttosto per chi la cantava, ossia il Quartetto Cetra, uno di quei gruppi che ci ha sempre affascinato per le incredibili doti canore, interpretative, recitative. Abbiamo avuto l’onore di ottenere le “note di copertina” del nostro primo album, Il Mito Americano (Preludio, 1998), proprio da parte di Virgilio Savona e Lucia Mannucci. Sono intervenuti, agli inizi della nostra carriera, anche ad un paio di nostri concerti a Milano e ricordiamo con commozione l’intera platea in piedi che tributava loro un lungo ed intenso applauso. La recente scomparsa di Virgilio Savona ci ha rattristato molto ed è per l’affetto che ci legava a lui che ogni volta, dal vivo, dedichiamo “Però mi vuole bene” alla sua memoria.

D: L’album spazia dal latino americano al funky all’R&B, dal val valzer al tango, dal jazz allo swing e al rap. Quali sono i generi musicali che hanno maggiormente influenzato la vostra formazione artistica nel corso degli anni?

R: Bisogna dire che ognuno di noi ha una formazione musicale differente. Per alcuni sicuramente la polifonia antica, quindi il contrappunto, per altri i generi moderni, per altri sia l’antico che il moderno!

D: Un disco realizzato a cappella in cui gli unici strumenti sono appunto le vostre voci, ad eccezione di alcuni assoli interpretati da Franco Cerri (chitarra), Bruno De Filippi (armonica a bocca), Nando De Luca (pianoforte), Andrea Dulbecco (vibrafono), Lino Patruno (banjo), Emilio Soana (tromba). Ci sono altri tipi di sperimentazioni e collaborazioni che vi piacerebbe realizzare? Ci sono percorsi musicali o generi che vi affascinano e dai quali vi lascereste contaminare, influenzare, per accrescere ancora di più il vostro background artistico?

R: Il bello della musica a cappella è proprio la possibilità di plasmare, col suono delle voci, qualsiasi cosa a proprio piacimento. Di questa nostra sperimentazione ci piaceva l’idea di invertire i piani di riferimento. Se normalmente una canzone è composta da strumenti che armonizzano una melodia realizzata dalla voce, nel nostro caso, durante gli assoli, avviene esattamente il contrario: le voci armonizzano (sono cioè la “base”, con parole semplici), mentre gli strumenti eseguono la melodia. Altre sperimentazioni possibili, ma già testate da altri gruppi come ad esempio gli Swingle Singer, sono quelle di contaminare la musica classica con i generi moderni. Molto famose sono le loro elaborazioni swing delle opere di Bach. Domani non sappiamo ancora cosa faremo, forse ci dedicheremo agli standard jazz, oppure vestiremo “a cappella” qualche importante opera classica o forse, chissà, ci dedicheremo a scrivere nostre composizioni originali. Ad ogni modo l’importante è non fermarsi nella ricerca.

D: Il nome del gruppo ha un’origine singolare, legata al fatto che a cantare le note basse era il più alto di statura mentre la voce che riusciva a toccare le note più alte proveniva dal basso del gruppo. Quale altra caratteristica, secondo voi, vi distingue dagli altri gruppi prettamente vocali?

R: Diverse cose: A) il fatto di avere sempre proposto elaborazioni, scritte appositamente per noi, particolarmente originali. B) Il fatto di avere sempre proposto uno spettacolo, mix di intrattenimento e musica. C) Il fatto di riuscire ad abbinare un modo di cantare difficile come il nostro ad una sana dose di simpatia e goliardia. D) Ma soprattutto il fatto che abbiamo 5 timbri profondamente diversi. Questa cosa potrebbe sembrare un dettaglio trascurabile, ma noi riteniamo che sia veramente un nostro punto di forza. Se infatti la musica a cappella può avere un limite, questo risiede nella uniformità del suono che può facilmente indurre l’ascoltatore ad annoiarsi. Nel nostro caso la disposizione delle voci cambia continuamente. Raramente c’è un unico solista dall’inizio alla fine e i timbri si alternano molto spesso. Il fatto poi di avere anche dei “falsetti” molto diversi tra noi crea, praticamente, una combinazione pressoché illimitata di sonorità. Il più bel complimento che spesso riceviamo, di commento ai nostri dischi, è: “Non mi stanco di ascoltarlo!”.

D: Una tradizione canora quella del genere musicale “a cappella” che ha radici colte e risale al ‘500. Con il vostro stile siete riusciti a renderla ‘moderna’, attuale. Che tipo di riscontro ricevete dal pubblico ai vostri concerti? Notate una divisione generazionale tra i presenti?

R: Il fatto che importanti stagioni concertistiche abbiano deciso di invitare più volte gli Alti & Bassi è la dimostrazione del gradimento del pubblico. Una nostra tradizione è sempre stata quella di recarci nel foyer per salutare il pubblico: vedere il pubblico che esce sorridente è motivo di grande soddisfazione per noi. La divisione generazionale è ben evidente, ma il modo con cui i vari brani vengono proposti riesce a risultare accattivante per un pubblico estremamente eterogeneo. Un esempio su tutti è il nostro medley dedicato alle musiche di Walt Disney: in fondo, tutti siamo stati bambini.

D: Nel quarto album, Medley del 2005, spaziate tra indimenticabili colonne sonore dei film, dei musical e dei cartoni animati. Se la vita fosse un film, di quale sareste il protagonista?

Andrea: La vita è bella
Paolo: Il Laureato
Alberto: Ritorno al futuro
Diego: The Commitments
Filippo: Comedian Harmonists

D: E di quale invece avreste voluto comporre la colonna sonora?

Andrea: La vita è bella
Paolo: Il Laureato
Alberto: 2001 Odissea nello spazio
Diego: The Commitments
Filippo: Comedian Harmonists

D: Grazie ad una formula vincente ed originale siete stati ospiti di numerose e importanti stagioni concertistiche in Italia e all’estero. Quali sono gli ambienti concertistici in cui vi sentite maggiormente a vostro agio? C’è un palco che vi è rimasto nel cuore?

R: Sicuramente il teatro è il nostro ambiente ideale. Un palco nel cuore? Il Rossini di Pesaro per il prestigio, ma anche l’Actores Alidos di Quartu Sant’Elena per… l’accoglienza.

D: Dal vostro primo album, Il Mito Americano (1998) all’ultimo Io ho in mente te (2009), è cambiato il vostro modo di rapportarvi ai vari canali ‘distributori’ di musica, dal web alla tv, alla radio? Vi faccio questa domanda, poiché, inutile nasconderlo, il genere musicale “a cappella”, sposandosi molto bene con il gospel e lo spiritual, viene trasmesso e proposto soprattutto durante le festività natalizie. Insomma, durante il resto dell’anno riscontrate meno interesse da parte dei media in generale? Se si, perché accade ciò in Italia?

R: Per quanto ci riguarda c’è domanda tutto l’anno. E’ un errore considerare il genere “a cappella” come qualcosa legato al gospel o in genere al Natale. Pensiamo che il nostro disco possa dimostrarlo semplicemente ascoltandolo. Tuttavia è un errore anche pensare che questo genere possa essere poco “appetibile” oppure che sia appannaggio di pochi gruppi. Troppo spesso, infatti, i media ci domandano come ci poniamo nei confronti dei Neripercaso (grazie e complimenti per non avercelo chiesto!). Ciò dimostra che non si considera la musica “a cappella” come un vero e proprio “genere musicale”. Nessuno, infatti, credo si sia mai sognato di immaginare che una band rock possa essere l’unica titolare del diritto a suonare rock. In Italia esistono numerosi gruppi vocali (andate a vedere ad esempio i siti www.preludiomusic.com o www.solevoci.it), ciascuno con una sua precisa identità, con un suo suono, un suo repertorio. E il bello è che ci sono tanti appassionati che li seguono. Vogliamo chiamarlo “genere di nicchia”? Fate come volete, noi sappiamo che probabilmente il pubblico è più maturo e meno miope di alcuni “addetti ai lavori”. Non a caso i concerti dei gruppi a cappella italiani ottengono sempre un grande successo, non a caso la produzione discografica si è incrementata notevolmente negli ultimi anni, non a caso sono usciti numerosi spot pubblicitari incentrati sull’originalità di una versione a cappella della musica di sottofondo. All’estero la musica “a cappella” gode di un seguito inimmaginabile per noi italiani: band, associazioni, distributori, radio, festival, meeting. D’altra parte noi siamo la patria del “bel canto”, della voce “solista” per eccellenza, ma forse è proprio per questa ragione che, nel tempo, anche l’Italia riuscirà ad esprimere tutto il suo potenziale di gusto, creatività e passione che da sempre, nei secoli, è riuscita ad manifestare ad altissimo livello in tutte le forme d’arte.

Io ho in mente te è in particolare un omaggio alle grandi voci e ai grandi autori di quegli
anni: Mina, Domenico Modugno, Lucio Battisti, Caterina Caselli, i Cetra, Bruno Martino, Gino
Paoli, L’Equipe 84. Intervista agli Alti&bassi, per scoprire qualcosa in più, sull’originale
album.
D: Venerdì 27 novembre esce l’album Io ho in mente te che rappresenta un
salto negli anni 60 e un omaggio alle grandi voci e ai grandi autori di quegli
anni. Dopo quattro dischi ispirati alla musica americana, avete deciso di dedicare
questo album interamente alla musica italiana. Come mai questo cambio di
direzione? Perché adesso? C’è un motivo preciso?
R: Per ogni gruppo vocale, sul finire degli anni 90, i generi musicali del Gospel e dello
Spiritual hanno rappresentato il naturale passaggio dalla tradizione polifonica del passato ai
giorni nostri. Anche noi abbiamo iniziato da lì e poiché la nostra ricerca, in seguito, si è
sviluppata verso un filone che potremmo definire “l’altro ‘900″, cioè quello del Jazz e dello
Swing, è normale che la musica americana abbia rappresentato, per diversi anni, un
riferimento molto preciso, se non obbligato. In fondo il nostro cammino è più o meno il
medesimo vissuto da molti compositori: ad esempio negli anni ’30 Gershwin fuse la musica
colta occidentale con nuove armonie e con i ritmi afro-americani, consentendo al Jazz
l’ingresso nelle più prestigiose sale da concerto; nell’immediato dopoguerra musicisti come
D’Anzi o Carosone, affascinati dalla nuova musica, iniziarono a contaminare la propria con lo
swing. Nel nostro piccolo, in questi anni, ci è capitato che numerose associazioni
concertistiche decidessero di invitare gli Alti & Bassi proprio perché ciò che un tempo
appariva “leggero”, oggi è talmente “classico” da venir rappresentato nelle principali stagioni
concertistiche al fianco di autori come Mozart o Beethoven. Dopo 15 anni di attività
abbiamo scelto, finalmente, di tornare alla nostra lingua d’origine e di affrontare un
repertorio interamente italiano. Sotto certi aspetti ci è venuta una gran nostalgia. Quella di
un passato in cui in Italia si esibivano artisti di altissimo valore e si ascoltava musica di
qualità. Erano gli anni 60, che ci hanno regalato canzoni, testi, orchestrazioni ed interpreti
di prim’ordine. Il perché ciò avvenga adesso non ha una ragione precisa: è una tappa
naturale della nostra maturazione. Tuttavia questo cambio di direzione è solo in apparenza:
le canzoni sono italiane, ma tutte “contaminate” con svariati generi musicali che vanno dal
latino-americano al rap, dal tango allo swing, dal valzer al Jazz.
D: L’album sarà in distribuzione esclusiva nel periodo natalizio a soli 9,90 presso
gli Ipermercati Auchan e l’intero ricavato delle vendite sarà devoluto a Telethon
a favore della ricerca genetica. È la prima volta che un vostro prodotto musicale
è unito a una campagna di sensibilizzazione? Come vi sentite a essere, in un
certo senso, sostenitori e promotori, di tale ricerca?
R: Si è la prima volta. Bisogna ringraziare soprattutto Auchan, che ha creduto in noi e che
ci ha offerto questa opportunità. Auchan per certi versi svolge il ruolo, un tempo demandato
alle Major e ai distributori: ciò consente non solo di dimezzare il prezzo del cd, ma anche di
compiere un’operazione totalmente etica, dato che l’intero ricavato delle vendite verrà
devoluto per la raccolta di fondi per le malattie genetiche. Essere stati scelti tra i
protagonisti di questa avventura ci rende particolarmente orgogliosi. D: A quale canzone,
presente nella tracklist dell’album, vi sentite particolarmente legati? E perché? R:
Probabilmente a “Però mi vuole bene”, non per la canzone in sé, quanto piuttosto per chi la
cantava, ossia il Quartetto Cetra, uno di quei gruppi che ci ha sempre affascinato per le
incredibili doti canore, interpretative, recitative. Abbiamo avuto l’onore di ottenere le “note
di copertina” del nostro primo album, Il Mito Americano (Preludio, 1998), proprio da parte di
Virgilio Savona e Lucia Mannucci. Sono intervenuti, agli inizi della nostra carriera, anche ad
un paio di nostri concerti a Milano e ricordiamo con commozione l’intera platea in piedi che
tributava loro un lungo ed intenso applauso. La recente scomparsa di Virgilio Savona ci ha
rattristato molto ed è per l’affetto che ci legava a lui che ogni volta, dal vivo, dedichiamo
“Però mi vuole bene” alla sua memoria.
D: L’album spazia dal latino americano al funky all’R&B, dal val valzer al tango,
allo spiritual, dal jazz allo swing e al rap. Quali sono i generi musicali che hanno
maggiormente influenzato la vostra formazione artistica nel corso degli anni?
R: Bisogna dire che ognuno di noi ha una formazione musicale differente. Per alcuni
sicuramente la polifonia antica, quindi il contrappunto, per altri i generi moderni, per altri
sia l’antico che il moderno!
D: Un disco realizzato a cappella in cui gli unici strumenti sono appunto le vostre
voci, ad eccezione di alcuni assoli interpretati da Franco Cerri (chitarra), Bruno
De Filippi (armonica a bocca), Nando De Luca (pianoforte), Andrea Dulbecco
(vibrafono), Lino Patruno (banjo), Emilio Soana (tromba). Ci sono altri tipi di
sperimentazioni e collaborazioni che vi piacerebbe realizzare? Ci sono percorsi
musicali o generi che vi affascinano e dai quali vi lascereste contaminare,
influenzare, per accrescere ancora di più il vostro background artistico?
R: Il bello della musica a cappella è proprio la possibilità di plasmare, col suono delle voci,
qualsiasi cosa a proprio piacimento. Di questa nostra sperimentazione ci piaceva l’idea di
invertire i piani di riferimento. Se normalmente una canzone è composta da strumenti che
armonizzano una melodia realizzata dalla voce, nel nostro caso, durante gli assoli, avviene
esattamente il contrario: le voci armonizzano (sono cioè la “base”, con parole semplici),
mentre gli strumenti eseguono la melodia. Altre sperimentazioni possibili, ma già testate da
altri gruppi come ad esempio gli Swingle Singer, sono quelle di contaminare la musica
classica con i generi moderni. Molto famose sono le loro elaborazioni swing delle opere di
Bach. Domani non sappiamo ancora cosa faremo, forse ci dedicheremo agli standard jazz,
oppure vestiremo “a cappella” qualche importante opera classica o forse, chissà, ci
dedicheremo a scrivere nostre composizioni originali. Ad ogni modo l’importante è non
fermarsi nella ricerca.
D: Il nome del gruppo ha un’origine singolare, legata al fatto che a cantare le
note basse era il più alto di statura mentre la voce che riusciva a toccare le note
più alte proveniva dal basso del gruppo. Quale altra caratteristica, secondo voi,
vi distingue dagli altri gruppi prettamente vocali?
R: Diverse cose: A) il fatto di avere sempre proposto elaborazioni, scritte appositamente per
noi, particolarmente originali. B) Il fatto di avere sempre proposto uno spettacolo, mix di
intrattenimento e musica. C) Il fatto di riuscire ad abbinare un modo di cantare difficile
come il nostro ad una sana dose di simpatia e goliardia. D) Ma soprattutto il fatto che
abbiamo 5 timbri profondamente diversi. Questa cosa potrebbe sembrare un dettaglio
trascurabile, ma noi riteniamo che sia veramente un nostro punto di forza. Se infatti la
musica a cappella può avere un limite, questo risiede nella uniformità del suono che può
facilmente indurre l’ascoltatore ad annoiarsi. Nel nostro caso la disposizione delle voci
cambia continuamente. Raramente c’è un unico solista dall’inizio alla fine e i timbri si
alternano molto spesso. Il fatto poi di avere anche dei “falsetti” molto diversi tra noi crea,
praticamente, una combinazione pressoché illimitata di sonorità. Il più bel complimento che
spesso riceviamo, di commento ai nostri dischi, è: “Non mi stanco di ascoltarlo!”.
D: Una tradizione canora quella del genere musicale “a cappella” che ha radici
colte e risale al ‘500. Con il vostro stile siete riusciti a renderla ‘moderna’,
attuale. Che tipo di riscontro ricevete dal pubblico ai vostri concerti? Notate una
divisione generazionale tra i presenti?
R: Il fatto che importanti stagioni concertistiche abbiano deciso di invitare più volte gli Alti
& Bassi è la dimostrazione del gradimento del pubblico. Una nostra tradizione è sempre
stata quella di recarci nel foyer per salutare il pubblico: vedere il pubblico che esce
sorridente è motivo di grande soddisfazione per noi. La divisione generazionale è ben
evidente, ma il modo con cui i vari brani vengono proposti riesce a risultare accattivante per
un pubblico estremamente eterogeneo. Un esempio su tutti è il nostro medley dedicato alle
musiche di Walt Disney: in fondo, tutti siamo stati bambini.
D: Nel quarto album, Medley del 2005, spaziate tra indimenticabili colonne
sonore dei film, dei musical e dei cartoni animati. Se la vita fosse un film, di
quale sareste il protagonista?
Andrea: La vita è bella
Paolo: Il Laureato
Alberto: Ritorno al futuro
Diego: The Commitments
Filippo: Comedian Harmonists
D: E di quale invece avreste voluto comporre la colonna sonora?
Andrea: La vita è bella
Paolo: Il Laureato
Alberto: 2001 Odissea nello spazio
Diego: The Commitments
Filippo: Comedian Harmonists
D: Grazie ad una formula vincente ed originale siete stati ospiti di numerose e
importanti stagioni concertistiche in Italia e all’estero. Quali sono gli ambienti
concertistici in cui vi sentite maggiormente a vostro agio? C’è un palco che vi è
rimasto nel cuore?
R: Sicuramente il teatro è il nostro ambiente ideale. Un palco nel cuore? Il Rossini di Pesaro
per il prestigio, ma anche l’Actores Alidos di Quartu Sant’Elena per… l’accoglienza.
D: Dal vostro primo album, Il Mito Americano (1998) all’ultimo Io ho in mente
te (2009), è cambiato il vostro modo di rapportarvi ai vari canali ‘distributori’ di
musica, dal web alla tv, alla radio? Vi faccio questa domanda, poiché, inutile
nasconderlo, il genere musicale “a cappella”, sposandosi molto bene con il
gospel e lo spiritual, viene trasmesso e proposto soprattutto durante le festività
natalizie. Insomma, durante il resto dell’anno riscontrate meno interesse da
parte dei media in generale? Se si, perché accade ciò in Italia?
R: Per quanto ci riguarda c’è domanda tutto l’anno. E’ un errore considerare il genere “a
cappella” come qualcosa legato al gospel o in genere al Natale. Pensiamo che il nostro
disco possa dimostrarlo semplicemente ascoltandolo. Tuttavia è un errore anche pensare
che questo genere possa essere poco “appetibile” oppure che sia appannaggio di pochi
gruppi. Troppo spesso, infatti, i media ci domandano come ci poniamo nei confronti dei
Neripercaso (grazie e complimenti per non avercelo chiesto!). Ciò dimostra che non si
considera la musica “a cappella” come un vero e proprio genere. Nessuno, infatti, credo si
sia mai sognato di immaginare che una band rock possa essere l’unica titolare del diritto a
suonare rock. In Italia esistono numerosi gruppi vocali (andate a vedere ad esempio i siti
www.preludiomusic.com o www.solevoci.it), ciascuno con una sua precisa identità, con un
suo suono, un suo repertorio. E il bello è che ci sono tanti appassionati che li seguono.
Vogliamo chiamarlo “genere di nicchia”? Fate come volete, noi sappiamo che probabilmente
il pubblico è più maturo e meno miope di alcuni media. Non a caso i concerti dei gruppi a
cappella italiani ottengono sempre un grande successo, non a caso la produzione
discografica si è incrementata notevolmente negli ultimi anni, non a caso sono usciti
numerosi spot pubblicitari incentrati sull’originalità di una versione a cappella della musica di
sottofondo. All’estero la musica “a cappella” gode di un seguito inimmaginabile per noi
italiani: band, associazioni, distributori, radio, festival, meeting. D’altra parte noi siamo la
patria del “bel canto”, della voce “solista” per eccellenza, ma forse è proprio per questa
ragione che, nel tempo, anche l’Italia riuscirà ad esprimere tutto il suo potenziale di gusto,
creatività e passione che da sempre, nei secoli, è riuscita ad manifestare ad altissimo livello
in tutte le forme d’arte.
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